Tra le cime dell’Alpago, a Pianon, l’architettura smette di essere solo costruzione per farsi racconto. La Glass House Prealpina nasce da un sentimento di nostalgia: quello di due vecchi edifici agricoli — un deposito ormai stanco e un fienile ancora solido — che per anni si sono guardati da lontano, separati dal tempo e dalla vegetazione, ma uniti da un legame indissolubile.
Il progetto ha scelto di ascoltare questo richiamo, ricongiungendo i due volumi in un abbraccio fisico ed emotivo. L’ex deposito è stato ricostruito accanto al fienile, uniti da un piccolo volume “filtro” che ne rispetta le singole identità. Non è un atto di forza, ma una metamorfosi: oggi formano un’unica casera che sembra finalmente aver ritrovato la sua pace.
L’ispirazione volge lo sguardo ai maestri: la trasparenza radicale di Philip Johnson e la purezza della luce di Campo Baeza. La struttura in acciaio, con il suo caratteristico tetto in doghe di larice inclinato a 45°, richiama le linee delle montagne e delle case circostanti. Ma è all’interno che accade la magia: le grandi vetrate catturano la valle, mentre il rovere cotto e l’intonaco grezzo scaldano l’atmosfera.
Vivere questo spazio significa perdere il confine tra dentro e fuori. Seduti al sicuro tra le sue pareti, ci si sente parte del paesaggio, avvolti da una luce che definisce ogni angolo. Non è più solo un recupero edilizio, è un rifugio dove il passato e l’innovazione si incontrano per offrire riposo. Guardando giù verso la valle, tra il legno e il vetro, la sensazione è una sola: quella di essere a casa.