Dicembre 2015. Dove tutto ha avuto inizio. Più o meno.
Il testo che segue è quello originale. Scritto da Ludovico poco dopo l’apertura del primo punto vendita di Forno Brisa. Il resto è storia.
Il porticato di Via Galliera a Bologna diventa il nuovo proscenio di una coraggiosa avventura intrapresa da quattro giovani laureati formatisi presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.
Il loro “Forno Brisa”, attività artigianale basata sulla panificazione e sulla birra d’eccellenza, trova quindi spazio all’interno di un locale che si sviluppa planimetricamente in profondità rispetto all’ingresso e che si articola in uno spazio rivendita, prospiciente il porticato pubblico, e nel laboratorio vero e proprio oltre la chiostrina condominiale. Una serie di spazi di servizio quali i depositi, il bagno e lo spogliatoio per il personale, ne completano il layout funzionale.
Il progetto spaziale e d’arredo cerca quindi di fondere insieme due istanze. Da un lato fornire alla nuova attività un “vestito” su misura, un aspetto coraggioso e genuino quanto i prodotti che Forno Brisa produce, dall’altro cercare una dilatazione degli spazi mediante accorte demolizioni di partizioni verticali e di controsoffitti, frutto di recenti modificazioni. Anche la nuova vetrina, priva di profili intermedi e completamente apribile durante le stagioni più miti, proprio grazie alla sua impercettibile presenza, permette un ulteriore sfondamento dello spazio verso il portico pubblico, dando così la possibilità di una totale continuità tra interno ed esterno.
Il progetto cerca inoltre di consentire una permeabilità visiva, seppur parziale, verso lo spazio di produzione vero e proprio, uno scorcio che permetta di vedere chi produce, e soprattutto come, ciò che il cliente sta per comprare. La generosa altezza dell’interpiano storico presente nella nuova rivendita a seguito delle demolizioni, viene invece colta come possibilità per progettare l’arredo come corpus unitario in grado di tenere assieme il bancone, il retro-pane e le ulteriori scaffalature di vendita. La scherzosa affermazione dei titolari rispetto alla sede per la loro nuova attività, prende invece corpo diventando anche figurativamente la “casa del pane”. Un sistema di portali in legno, iterati lungo l’asse longitudinale dello spazio rivendita, costituisce quindi l’ossatura portante delle superfici orizzontali per l’esposizione del pane e dei restanti prodotti, ma diventa però al tempo stesso uno spazio più raccolto e accogliente, dove clienti e titolari possano concedersi qualcosa di più di un semplice rapporto di commercio. Sul cromatismo bicolore, costituito dalla tinteggiatura bianca e dallo smalto color lavagna, che taglia geometricamente in due la “casa del pane” e lo spazio rivendita, si staglia nitido il color giallo caldo dell’abete e del pane, vero protagonista, anche tettonico, di questo nuovo spazio.